
Discriminazione e discriminazioni
La discriminazione per quanto a parole e spesso anche per legge, aborrita, pare continuamente presente nella vita degli esseri umani, anche di quelli che scelgono la via della ricerca spirituale.
Le discriminazioni assumono le forme più varie, ci sono quelle palesi e quelle sottili e infide da svelare, anche ai nostri stessi occhi.
Si può discriminare per sesso, età, fede religiosa, appartenenza sociale e ... opinioni.
Alla base troviamo un giudizio e tanti condizionamenti culturali, che suonano come sentenza a cui segue un’etichetta, praticamente indelebile.
Allora non si guarda più alla persona per quella che è o per come agisce e si comporta, ma per una sua reale o presunta appartenenza a questo o quel gruppo, che riteniamo a noi avverso.
È in qualche modo abdicare al proprio pensiero, alla propria capacità di osservazione e “sposarne” una di comodo, che altri ci hanno confezionato.
Se ci si trova fra coloro che subiscono la discriminazione, penso che la prova più difficile sia non cadere nel medesimo meccanismo, che ci porterebbe istintivamente a non leggere o ascoltare ciò che “l’altro” ha da dire, e continuare invece ad osservare e valutare la persona in quanto tale, il più possibile liberi dai condizionamenti che ci portiamo appresso.
Questo ci rende davvero liberi e sinceri ricercatori della vera spiritualità, quella che si vive e non si professa, quella che ci porta ad agire secondo le parole del Khuddakapatha, IX : “Si auguri che tutte le creature siano felici e sicure, che siano felici nel cuore.
La discriminazione per quanto a parole e spesso anche per legge, aborrita, pare continuamente presente nella vita degli esseri umani, anche di quelli che scelgono la via della ricerca spirituale.
Le discriminazioni assumono le forme più varie, ci sono quelle palesi e quelle sottili e infide da svelare, anche ai nostri stessi occhi.
Si può discriminare per sesso, età, fede religiosa, appartenenza sociale e ... opinioni.
Alla base troviamo un giudizio e tanti condizionamenti culturali, che suonano come sentenza a cui segue un’etichetta, praticamente indelebile.
Allora non si guarda più alla persona per quella che è o per come agisce e si comporta, ma per una sua reale o presunta appartenenza a questo o quel gruppo, che riteniamo a noi avverso.
È in qualche modo abdicare al proprio pensiero, alla propria capacità di osservazione e “sposarne” una di comodo, che altri ci hanno confezionato.
Se ci si trova fra coloro che subiscono la discriminazione, penso che la prova più difficile sia non cadere nel medesimo meccanismo, che ci porterebbe istintivamente a non leggere o ascoltare ciò che “l’altro” ha da dire, e continuare invece ad osservare e valutare la persona in quanto tale, il più possibile liberi dai condizionamenti che ci portiamo appresso.
Questo ci rende davvero liberi e sinceri ricercatori della vera spiritualità, quella che si vive e non si professa, quella che ci porta ad agire secondo le parole del Khuddakapatha, IX : “Si auguri che tutte le creature siano felici e sicure, che siano felici nel cuore.
Tutte le creature viventi che ci sono, senza eccezioni, ferme o in movimento, lunghe o grandi, di medie dimensioni oppure piccine, minute o grosse, visibili o invisibili, che vivano lontano oppure vicino, nate di già o in attesa di nascere, che tutte le creature siano felici nel cuore!
Che nessuno umilii l'altro, né lo disprezzi in alcun modo né in alcun luogo; che nessuno, per collera o risentimento, desideri il male di qualcun altro. Come una madre veglia sull'unico figlio, disposta a dare la vita per proteggerlo, così, con un cuore sconfinato, si irradino d'amore tutti gli esseri.
Effondendo il mondo intero di amicizia, si coltivi un cuore sconfinato, sopra, sotto e per traverso; senza ostacoli, senza inimicizie, senza rivalità. In piedi, camminando, seduti o giacendo, finché si è svegli, si dedichi la mente a questa pratica; questo dicono che sia il Brahman. Evitando di aderire a false opinioni e dotata di profonda visione, domata la brama di piacere, una tal creatura non tornerà a nascere in un grembo materno”.
Effondendo il mondo intero di amicizia, si coltivi un cuore sconfinato, sopra, sotto e per traverso; senza ostacoli, senza inimicizie, senza rivalità. In piedi, camminando, seduti o giacendo, finché si è svegli, si dedichi la mente a questa pratica; questo dicono che sia il Brahman. Evitando di aderire a false opinioni e dotata di profonda visione, domata la brama di piacere, una tal creatura non tornerà a nascere in un grembo materno”.




