
Sto riflettendo sul valore che noi diamo alla croce...
Secondo me è legato alla paura animale della morte.
Mi spiego meglio, inconsciamente percepiamo che l'andare verso l'alto
ci possa consentire di capire sempre meglio i segreti dell'esistenza, dell'Universo,
del gioco della vita e della morte, perchè leghiamo l'andare in alto in scala gerarchica, all'andare in alto come coscienza.
Quindi possiamo intendere non salire i gradini, come un nostro blocco evolutivo, un ritorno al regno della materia e l'impossibilità di percepire quello che sottintende la parte densa della creazione, un fallimento personale.
A livello teorico questa cosa potrebbe essere anche vera, pero'nella realtà, come stiamo vedendo, non è cosi, perchè l'essere umano è molteplice, e il suo istinto di conservazione la fa spesso da padrone, creando cosi attaccamenti, ricerca di potere (che è la ricerca dell'immortalità dalla parte sbagliata, quella della materia), tale da rendere nei fatti vano il significato reale della croce.
Cosi si è data un'importanza smisurata al pezzo di metallo, dimenticando spesso che la vera croce si costruisce all'interno, e sviluppa qualità umane come la sincerità, l'onestà, la rettitudine, la gioia di vivere.
Ho buttato qualche semino per iniziare una discussione che finalmente elevi il tono della discussione da una burocrazia melmosa, a considerazioni un po'più elevate, faccia crescere le ali al serpente per diventare un'aquila.
3 commenti:
Se la croce rappresenta ciò che ognuno di noi ha già raggiunto e realizzato non ci sono problemi. Tutti i fraintendimenti nascono nel momento in cui la si "desidera" come un trofeo, per sentirsi "importanti" e si finalizza la propria opera anzichè al proprio e altrui benessere al raggiungemento di una mèta, la croce appunto, tralasciando se stessi e il bene di chi ci accompagna. La ricerca del potere attraverso una croce o qualsiasi altro emblema è una ricerca di sicurezza, quando non si lavora su se stessi e si "dimentica" che l'unico vero potere che abbiamo è quello su di noi.
ciao
Cristina
Comunque, in sintesi, credo che quando il Maestro Estrada raccomandava l'equilibrio fra oggettivo e soggettivo, volesse dire appunto di raggiungere un equilibrio fra lavoro interno ed esterno. Nella nostra linea solare si dice spesso che non dobbiamo disprezzare l'ego, che anzi, ci é di aiuto. Tuttavia io sono dell'opinione che quando si lavora troppo sull'Ego e poco sull'anima si verificano dei problemi (come accadrebbe anche nel caso contrario). Per quanto mi é stato dato di sperimentare, infatti, anche il valore della Croce può essere travisato. Vale a dire che può diventare un simbolo di attaccamento anziché di distacco. Ho notato anche che più si va avanti con le croci (dal Gts in su), meno si é spontanei e naturali e molto attenti, invece, a dire cose che convengano al proprio avanzamento. Quindi la verità vera, viene spesso sacrificata in nome di una verità funzionale alla propria carriera. Estrada diceva: " La croce non si desidera ... la croce arriva da sola".
Anche un eccesso di solarità può essere negativo perché inaridisce i sentimenti e l'interiorità, così come un eccesso di sole può far inaridire un giardino rigoglioso e profumato.
Jodorosky nel suo libro "Il dito e la Luna" dice: "Troppa precisione nel giardino uccide il giardino". A me questo insegnamento fa pensare che se immettiamo troppo controllo senza accettare la diversità delle varie essenze vegetali che nascono nel giardino, questo ha effetti distruttivi.
Mirella
LENTAMENTE MUORE (P. NERUDA)
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
significativa...LA CROCE...
Daniela
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